VELLETRI. Lettera al direttore dal presidente dell’Avis:“La risposta alle accuse mosse dai ricorrenti”

Egregio Direttore,
con molto rammarico ho letto l’articolo “L’Avis di Velletri deve tornare al voto” pubblicato sul numero del 9 febbraio, che riportava una serie di notizie assolutamente non conformi alla realtà, gettando scredito e dubbi sull’attività e l’operato dell’Avis di Velletri, Associazione di donatori di sangue tra le migliori e più efficienti nell’ambito regionale, che ho l’onore di presiedere.
Quell’articolo esordiva con l’obbligo per l’Avis di tornare al voto, in base ad una ordinanza del Collegio Regionale dei Probiviri: e fin qui tutto vero. Poi proseguiva con l’elencazione di una serie di immaginarie irregolarità, e da lì iniziava la parte mendace e diffamante dell’informazione: una serie di affermazioni che non hanno nessunissimo riscontro con la realtà, argomentazioni che non sono state neanche lontanamente ipotizzate dall’Organo giudicante.
Ed è da tale circostanza che nasce il mio rammarico, egregio Direttore, perché non capisco come si sia potuto pubblicare un simile articolo senza avere avuto piena conoscenza dei fatti e senza aver preso visione del documento originale rilasciato dai Probiviri; probabilmente, nella sua buona fede, ha dato più fiducia del dovuto ai latori di quell’articolo.
Gliela invio io copia dell’ordinanza pervenutaci, affinché Lei possa prendere conoscenza di cosa effettivamente vi è scritto, e Le chiedo di pubblicarla affinché anche i suoi lettori possano conoscere la verità.
In tale ordinanza si rileva chiaramente che l’intimazione all’Avis di indire nuove elezioni scaturisce a causa della “decisione adottata congiuntamente dai ricorrenti e dai ricorsi di mettere a votazione un articolo del regolamento, cosa non possibile a farsi in una assemblea ordinaria”. Solo questo è il motivo per cui si dovrebbe tornare alle urne, e nessun altro.
Il Collegio giudicante, di tutte le immaginarie irregolarità elencate dai ricorrenti nell’articolo pubblicato, non ne fa assolutamente cenno, ovviamente perché ritenute infondate ed insussistenti così come chiarito e documentato nella nostra memoria difensiva prodotta.
Per contro, l’essersi espresso con la frase “congiuntamente dai ricorrenti e dai ricorsi” sottolinea il convincimento dell’Organo giudicante a che la responsabilità di quanto accaduto sia riconducibile anche ai firmatari del ricorso, avendo gli stessi condiviso in Assemblea la prassi della votazione, che solo ora è stata valutata non regolare.
Quindi egregio Direttore tutto ciò che è stato riportato nell’articolo in questione non è altro che una ricostruzione sceneggiata dai ricorrenti che altro non stanno facendo se non gettare fango arrecando grave nocumento a questa Associazione; peraltro, essendo i promotori del ricorso le stesse persone che hanno sempre fatto parte dei precedenti Consigli Direttivi Avis e, quindi, compartecipi di tutte le decisioni allora deliberate, oggi mi chiedo il perché, le motivazioni di questi loro attacchi. Ma forse la risposta è molto semplice e sotto gli occhi di tutti, considerato che nel rinnovo delle cariche del 2017 quelle stesse persone non sono state rielette.
Lei Direttore, suo malgrado, pubblicando quell’articolo ha avallato tutta una serie di inesattezze, non giustificabile neanche con l’affermazione “Riceviamo e pubblichiamo”, in quanto tra i suoi compiti vi è quello di appurare se gli articoli proposti sono attendibili e se non ledono l’onorabilità delle persone coinvolte, così come hanno scritto i ricorrenti, con illazioni sulla mancanza di correttezza e trasparenza nella gestione associativa, all’interno del periodo “l’Avis…movimenta ingenti risorse umane ed economiche quindi correttezza e trasparenza nella gestione non sono auspicabili ma obbligatorie”.
Queste affermazioni sono gravissime, perché lasciano intendere al lettore che nell’Avis si commettono chissà quali illegalità, quando invece i bilanci sociali vengono redatti proprio partendo dalla più completa trasparenza, correttezza e precisione contabile. I nostri movimenti finanziari transitano tutti sul conto bancario, che poi genera la dettagliata e puntuale registrazione contabile.
Tutti i documenti (estratti conto bancari, fatture, prima nota, ecc.) sono a disposizione dei nostri donatori per la visione.
Forse lei non ne è a conoscenza, Direttore, ma quei bilanci vengono prima certificati dal Collegio dei Revisori Contabili, composto da 3 professionisti iscritti all’Albo dei Revisori, e, successivamente all’approvazione assembleare, vengono inviati all’Avis Provinciale ed alla Regione Lazio.
Se si fosse posto il dubbio sulla legittimità di tali affermazioni e avesse chiesto chiarimenti, tutte queste informazioni gliele avrei date subito, e il Suo giornale avrebbe evitato di rendersi compartecipe della divulgazione di così tante inesattezze.
Ora, per quanto riguarda le gravi accuse mosse dai ricorrenti, le persone accusate decideranno autonomamente di adire, o meno, tutte le vie istituzionali e legali per la salvaguardia della propria onorabilità.
Ma a Lei, Direttore, nella mia veste di Presidente dell’Avis chiedo formalmente e fermamente di rivedere per intero quanto pubblicato in quell’articolo, di riconsiderare i fatti sulla base della documentazione che Le ho prodotto, e dare atto che quanto scritto da quel gruppo di persone non corrisponde a verità non essendo riconducibile all’ordinanza dei Probiviri, restituendo all’Avis e ai membri del Direttivo coinvolti l’integrità morale e l’onorabilità che competono loro.
A completamento di questa mia, poiché nell’articolo si parla anche di un secondo ricorso, Le allego l’ordinanza in merito al “ricorso contro più mandati per la carica di Tesoriere conferiti alla stessa persona” (documento che chiedo venga anch’esso pubblicato), affinché sia Lei che i suoi lettori possiate conoscere sia il motivo di necessità che ha indotto al pluri-mandato (i Probiviri scrivono: …Parimenti, ravvisata la sussistenza di uno stato di necessità, in quanto non vi è stata nessun’altra candidatura tra gli aventi diritto…), sia la sanzione adottata dal Collegio dirimente (Questo collegio …… non adotta alcuna sanzione…..)

Le faccio notare, per dovere di cronaca, che anche in questa circostanza i promotori del ricorso erano presenti durante le decisioni consiliari di riassegnazione della carica di Tesoriere (poiché erano Consiglieri ed uno anche membro di Presidenza di quel Direttivo che propose e assegnò il terzo mandato alla stessa persona) e in quei tempi non ebbero mai nulla a che ridire.
Oggi che non sono più Consiglieri, perché non rieletti, rivangano il passato ricusando anche le loro stesse decisioni.
E’ normale un simile comportamento? E cosa induce, inevitabilmente, a pensare?
La risposta la lascio a Lei, Direttore, ed ai suoi lettori che sapranno ben comprendere e giudicare.

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