Nato a Casal di Principe – Una storia vera

Nato A Casal Di Principe è il ritratto silente di un avvenimento sconcertante, di un dramma rimasto sopito per 25 anni: la scomparsa di Paolo Letizia nel 1989, un ragazzo rapito dal clan dei Casalesi che non è più tornato a casa.
Il film vede come protagonista Amedeo Letizia (Alessio Lapice), il fratello di Paolo, che colto dallo sgomento per il silenzio del suo paese natale e l’indifferenza delle forze dell’ordine comincia un’indagine autonoma per scoprire la verità dietro al rapimento.
Prodotto dallo stesso Amedeo Letizia (prima attore e ora produttore cinematografico) e Mariella Li sacchi, Nato a Casal di Principe si manifesta più come necessità che come volontà. A conferma di ciò le parole di Amedeo alla stampa: “Avevo l’esigenza di scrivere questa storia. Il rapimento è un’esperienza tra speranza e incertezza. Un limbo dove Paolo rimaneva. Di fatto era stato dimenticato dalla città e rischiava di morire due volte, sia per la camorra, sia per la città che lo dimenticava”.
Da queste parole si coglie l’impresa del film, che a detta del regista “Vuole tirare fuori l’aspetto poetico delle persone che vivono in un mare di camorra, che non spettacolarizza gli eventi ma pretende di avvicinarsi alla realtà il più possibile”.
Il film non ha avuto la pretesa di entrare nella vita delle persone che ancora oggi piangono Paolo, ma a colto i frutti là dove solo poteva, attraverso il duro lavoro degli attori per entrare nei personaggi attraverso gli occhi di Amedeo, la madre Teresa (interpretata da Donatella Finocchiaro) e il padre Arturo (Massimiliano Gallo).
Tutti gli attori infatti si sono espressi elogiando la riuscita del vero lavoro attoriale, un lavoro “raro, strano e diverso”, che ha la responsabilità di non sminuire e non eccedere nell’interpretazione.
Perché “quando hai un metro di paragone con personaggi realmente vissuti le cose si fanno più complesse -ci raccontano la Finocchiaro e Gallo- Alcune parti del film sono improvvisate, e con l’improvvisazione siamo riusciti a trovare la verità di un dolore”.
Grazie a questo film si riesce a cogliere come alla fine degli anni 80’ fosse difficile combattere la camorra. Una battaglia ad un nemico invisibile che vive nelle persone e nei loro silenzi, la quale conseguenza è una sola: la trasformazione nel male.

Ascenzio Maria La Rocca

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