Velletri Libris. Dacia Maraini e Paolo Di Paolo incantano con la serata degli “Unici Universali” BUR

Una Casa delle Culture stracolma quella che ha accolto Dacia Maraini nella domenica sera di “Velletri Libris”. La rassegna ideata e realizzata dalla Mondadori Bookstore Velletri in collaborazione con Fondarc ha registrato un altro tutto esaurito per la presenza di una delle donne più carismatiche, prolifiche e di spessore della cultura e della letteratura italiana. Per la Maraini è stata una serata molto speciale, fra attestati di stima e affetto dei lettori. Ad affiancarla, come prestigioso intervistatore, lo scrittore Paolo Di Paolo, tra le altre cose anche giurato del Premio Nazionale “Velletri Libris” e affermata penna delle lettere contemporanee e del giornalismo. Oltre al suo ultimo romanzo, “Corpo felice”, Dacia Maraini è arrivata in città per parlare del compleanno della BUR, come specificato in apertura da Di Paolo: “Quella della BUR è una collana che è in tutte le case degli italiani. Rappresenta il formato tascabile di una cultura diffusa, ed è stato chiesto a Dacia di indicare sette libri fondamentali per la sua formazione”.
“Una scelta complessa”
– ha confermato l’autrice – “perché io vengo da una famiglia di scrittori. La mia bisnonna e la mia nonna erano scrittrici, la famiglia era povera ma ricca di libri. Io a tre anni andavo in giro per casa con un libro aperto fingendo di leggere, a scuola quando mi distraevo era perché sotto al banco nascondevo un libro e se la spiegazione mi annoiava impiegavo il tempo a leggere”.
Prima di occuparsi dei sette libri indicati, grandissimi classici noti a tutti e analizzati uno per uno dalla Maraini, la scrittrice ha voluto raccontare la sua idea di letteratura, sempre attuale e moderna: “La lettura è un quotidiano modo di viaggiare nel tempo e nello spazio. Ci occorre per mettere in moto il motore più potente del nostro corpo, l’immaginazione. Anche l’etica viene dalla comprensione, e non c’è comprensione senza immaginazione. Pensate di dover capire il dolore di un’altra persona senza poterlo neanche immaginare: sarebbe impossibile…”.
I titoli indicati da Dacia Maraini, della collana BUR che compie settanta anni, sono: “Storie” (Erodoto), “L’asino d’oro” (Apuleio), “De rerum naturae” (Lucrezio), “Il compagno” (Conrad), “I racconti di Pietroburgo” (Gogol), “La lettera carlatta” (Hawthorne), “Le poesie” (Dickinson). Sui criteri della scelta, la Maraini non ha nascosto le difficoltà: “Avevo inizialmente rifiutato questa selezione: avrei dovuto indicare decine e decine di titoli. Poi ho fatto, con dolore, una cernita perché questa collana che oggi raggiunge il traguardo dei settanta anni ha il merito di aver offerto a tutti la possibilità di leggere”.
La Maraini ha quindi smesso i panni della scrittrice per indossare quelli del lettore, e il suo occhio acuto ha posto l’accento sulle peculiarità dei sette titoli: di Erodoto, ad esempio, colpisce il racconto sospeso tra invenzione e mitologia, la fusione con la storia quasi naturale.
“La storia” – ha dichiarato la Maraini – “la raccontano sempre i vincitori, e inoltre le donne non la hanno mai raccontata. Ne consegue che anche loro sono state sempre raccontate e hanno parlato poco in prima persona”.
Anche Lucrezio ha il merito, secondo l’autrice de “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, di aver saputo osservare e poi descrivere con un linguaggio sensuale e plastico al contempo. Libro dopo libro, Dacia Marani ha passato in rassegna i diversi temi delle opere: metempsicosi, metamorfosi, trasformazione, rapporti umani, letteratura, fino alla poesia di Dickinson, considerata una delle più complete al mondo.
Nel dialogo con Paolo Di Paolo, sempre molto puntuale e preciso con i suoi interventi, sono emersi quindi gli aspetti più interessanti che l’ottica del lettore può e deve cogliere da questi grandi classici.
Prima del lunghissimo firma-copie e delle foto-ricordo, un passaggio è stato riservato anche a “Corpo felice” (Rizzoli): storia di donne, di rivoluzione e di un figlio, Perdu, che se ne va. In questo romanzo Dacia Maraini instaura un dialogo ininterrotto tra una madre e un figlio già cresciuto, in un rapporto mancato e quindi soltanto immaginato. Una storia cruda ma delicata, tutta da leggere.

Rocco Della Corte

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