Andiamo al Cinema. MIB International

A circa due mesi di distanza dagli Stati Uniti, lo spin-off liberamente tratto dal fumetto Marvel “The Man in Black” è uscito nelle sale italiane, riscuotendo come di norma pareri favorevoli e non. Ormai, si sa: i MiB sono all’apice della cultura pop anni ’90. Il vestito nero, gli occhiali e ovviamente il neuralizzatore sono alla base delle immagini stampate nelle teste dei più. Quello che però ha smesso di “funzionare” è l’aspetto di seria armonia che c’era tra i membri di questa organizzazione. La trama è piuttosto banale, tant’è che è stata giudicata come “dimenticabile”, l’umorismo spicciolo che infetta anche i film più inaspettati è sempre dietro l’angolo; in merito a questo diremmo: che bisogno c’è di rendere ridicola una saga già spassosa di suo? La risposta potrebbe sembrare chiara, eppure si persiste nel voler intrattenete piuttosto che interessare o accattivare lo spettatore. In questo spin-off dagli effetti speciali degli di nota, i MiB si trovano nella scomoda situazione di dover stanare una talpa nell’organizzazione. L’agente H (Chris Hemsworth) e l’agente M (Tessa Thompson) hanno un duplice incarico: scoprire la talpa e salvare il mondo da due alieni (interpretati dai gemelli Les Twins, i campioni di ballo hip-pop) di una potenza spaventosa, e dalla computer grafica eccezionale.

Men in Black: International ha questa denominazione perché si svolge in più luoghi della terra contemporaneamente (il film è stato girato a Marrakesh, Napoli, Londra, Parigi e New York). Nel cercare di salvare il mondo, i due protagonisti si misureranno con il significato di far parte dei MiB, come recitava Z nel ’97: “Tu non esisti, non sei mai nato. L’anonimato è il tuo nome”. Ad onor del vero, in questo film ci sono più spunti di contrasto che di novità. Prima, gli uomini in nero erano discreti, silenziosi e risoluti; adesso non si preoccupano di essere visti da una città intera mentre rincorrono alieni ovunque.

Prima erano l’organizzazione tecnologica più avanzata umana, adesso si fanno Hackerare dal primo che passa. Ne è passato di tempo da quando Will Smith veniva reclutato da K (Tommy Lee Jones). Ora, l’unico dettaglio che si nota, perché così sfacciatamente esplicito è che i Men in Black sono sessisti. Perché non Men and Women in Black? Già a suo tempo, in “Thor: Ragnarok” Tessa T. si era misurata con il ruolo di Walkiria, una donna soldato dalla forza e abilità degne di Asgard. Ora sembra che le sue interpretazioni tendano sempre e solo ad abbattere gli stereotipi maschili con battute banali e generaliste come “Ogni donna è una regina”. A parere di molti, questo spin-off non ha nulla a che fare con i primi tre film, ma è semplicemente uno strumento per annullare ancora di più la figura maschile stereotipata, per creare un’altra (al femminile). È però evidente che la coppia Hemsworth/ Thompson funziona tantissimo, i due già hanno consolidato il loro stile negli Avengers. Di sicuro, questo film ha aperto di nuovo lo scenario ai MiB. Non come saga con un inizio e una fine, ma come frame divertente di azione e fantasy: per i nostalgici di J e K non c’è speranza.

Ascenzio Maria La Rocca

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