Autentico pilastro dell’economia italiana

VELLETRI. Presso la sala “Renato Mastrostefano” della BPL si è tenuto l’incontro sulle piccole e medie imprese. Ad introdurre l’argomento principale dell’evento il Presidente della BPL dott. Edmondo Capecelatro

Un nuovo evento organizzato dalla Banca Popolare del Lazio ha reso partecipi cittadini e imprenditori locali. Venerdì 25 ottobre la Sala Renato Mastrostefano della sede della BPL, gremita di persone, ha accolto una conferenza sulle piccole e medie imprese, pilastro del sistema economico nazionale e da cui si evincono le capacità dell’economia e dell’imprenditore italiani, come ha affermato il primo oratore della serata, il collaboratore della BPL Pietro Musatti. A introdurre l’argomento principe dell’evento è stato il Presidente della BPL Edmondo Maria Capecelatro, che ha parlato di legami quali il territorio e la famiglia che contraddistinguono sia le banche popolari sia le piccole e medie imprese. Sono stati poi i tanti i relatori susseguitisi nel corso della serata, personaggi di grande valore che con la loro esperienza e il loro operato hanno dato un grande contributo all’evento. Il primo relatore è stato Pietro Musatti che ha introdotto due argomenti analizzati poi dagli altri oratori, quelli di finanza e risorse umane. Ha poi concluso il suo intervento con un consiglio fondamentale rivolto a tutti gli imprenditori, quello di abbandonare le convinzioni e prendere sempre atto di ciò che si potrebbe fare per migliorare la propria impresa, perché un’impresa sana è una ricchezza sociale. Prima di passare la parola al dottore Stefano Zane, il Presidente Capecelatro ha ripreso la parola per regalare un altro consiglio importante ovvero, l’impresa non può gestire la quotidianità. Ciò implica che l’imprenditore deve solo produrre idee la cui poi realizzazione è affidata ad altri e questo perché le idee in poco tempo decadono e ne servono di nuove. Qui entra in gioco la capacità di un buon imprenditore di fabbricare continue idee che apportino delle novità alla sua impresa. Il dottor Zane ha iniziato il suo intervento parlando di alcune conquiste da parte delle PMI in Italia. Dal 1996 al 2017, infatti, le piccole e medie imprese italiane hanno raddoppiato le vendite e raddoppiato il valore aggiuntivo per poi però ricevere una battuta d’arresto nel 2018. Ha poi parlato di un tema di grande rilievo, proprio delle PMI: il rapporto impresa-famiglia. Questo spesso mette in crisi le piccole imprese perché o la famiglia sovrasta l’impresa o viceversa.

Questo rapporto implica poi alcune problematiche che potrebbero sorgere come l’aumento dei membri in famiglia, le relazioni tra familiari, le differenze di età che coesistono in una medesima impresa e che conducono inevitabilmente a differenti obiettivi e differenti aspettative. A queste problematiche devono essere poi aggiunti pensieri futuri riguardo l’andamento della società e del mercato e le problematiche successorie. Per gestire questi rapporti, soprattutto nel caso delle differenze di età, bisogna sfruttare dei membri più giovani energia e coraggio e dei membri più anziani saggezza ed esperienza, far coesistere queste qualità al fine di gestire l’impresa guardando al futuro ma con un occhio critico al passato per capire cosa migliorare e su cosa lavorare maggiormente. Inoltre è importante all’interno di una piccola impresa, anche se gestita in famiglia, ricordare sempre di giudicare un dipendente usando come metro di giudizio quello della meritocrazia e non quello dell’appartenenza. Bisogna poi scegliere anche manager esterni e non solo familiari, per non soccombere alle problematiche esposte precedentemente. Perciò le PMI devono fondarsi sulla coesistenza di personalità, abilità e motivazioni delle persone che lavorano al loro interno. Altri relatori hanno proseguito con i loro interventi, tra cui il professore Gian Carlo Cocco che ha riportato la parte più intangibile di una impresa, ovvero governare l’impresa con il capitale umano. Questa intangibilità consiste per un’impresa nel non essere più inserita nella tradizionale contabilità. Un capitale tangibile, come afferma il professor Cocco, può essere riassunto in un acronimo, profits.
Questo capitale intangibile è fatto da un capitale professionale, da una parte relazionale, da una parte organizzativa, che interessa tutto ciò che è l’innovazione (informatica, telematica etc.), dalla forza finanziaria, che non riguarda la finanza ma i fattori che consentono un potere finanziario (ad esempio il fattore dell’autofinanziamento). Esiste poi la parte del capitale immateriale, del tangibile extra e infine il capitale di natura sociale, che significa quanto il sistema istituzionale, normativo e burocratico consente, facilita o rende più difficile la gestione di un’impresa.
Tanti altri sono stati i relatori coinvolti tutti però con un medesimo scopo, quello di dare un quadro generale alle PMI su come migliorarsi e svilupparsi continuamente, tenendo sempre a mente uno scopo: quello di far divenire le piccole imprese medie imprese, le medie imprese grandi imprese e di mantenere tali le grandi imprese da cui potranno nascerne di nuove.
Martina Angeloni

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