“La storia di Dioum e di una comunità che non abbiamo saputo comprendere”

VELLETRI. Aveva 38 anni e veniva dal Senegal

Dioum Serigne aveva 38 anni e veniva dal Senegal, da 10 anni abitava
a Velletri, nella zona di piazza Cesare Battisti, con i due fratelli e una piccola parte della sua comunità. Dioum aveva in Senegal una
moglie e una bambina e aveva appena ottenuto il permesso per il ricongiungimento familiare, era un momento felice per questo ragazzo che a breve avrebbe potuto riabbracciare la sua famiglia e che preparava il matrimonio del fratello che si sarebbe dovuto celebrare lo scorso 18 ottobre. Dioum per un fatale incidente domestico non riabbraccia la moglie, non dà un bacio alla sua bambina, non partecipa al matrimonio del fratello e non riesce a dare l’ultimo saluto alla sua mamma. La comunità Senegalese allora si stringe nel dolore, la notizia si diffonde, e a Velletri, il 17 ottobre arrivano parenti e amici da tutta Italia e anche dall’Europa: per un immigrato che ha i suoi affetti lontani, bisogna stringersi di più, i fratelli senza nessun conforto sarebbero impazziti. Iniziano le veglie di preghiera, le case sono piccole e le persone si mettono in strada, lo fanno per tutta la settimana che va dal 17 al 24 ottobre fino al dissequestro della salma. A Velletri arrivano anche l’ambasciatore del Senegal con la rappresentanza senegalese in Italia. Venerdi 25 ottobre all’ospedale di Tor Vergata sono andati in centinaia a salutare il corpo in partenza per la sua terra. Al dolore per i fratelli si aggiungono i problemi burocratici, come rimandare la salma in Senegal? Come pagare i funerali? Si fa avanti, attraverso l’aiuto della preghiera e con la praticità di chi da anni si occupa di sostenere funerali internazionali, anche l’associazione “Al Boshra” di Velletri. Parte la catena di solidarietà, dalle comunità senegalesi d’Italia e di Europa arrivano in una settimana 17.000 Euro, circa 3.000 utilizzati per il trasporto in Senegal e il restante saranno donati alla moglie e alla figlia di Dioum. Sono stata sabato mattina a incontrare questa piccola comunità, per portare le condoglianze e per capire cosa stesse succedendo e come, culture diverse dalle nostre affrontino il rito funebre, sono stata accompagnata dal Presidente dell’ associazione “Al Boshra” e dall’Imam di Velletri, ho pregato in una lingua sconosciuta ma ho visto che il dolore di una perdita è uguale per tutti e che piangiamo tutti le stesse lacrime.

Piazza Cesare Battisti


Ho detto loro che tra i motivi della mia visita c’era anche la volontà
di fornire spiegazioni a cittadini che avevano lamentato e temuto la presenza in strada di tante persone nonché di un consigliere comunale che ha fatto un’interrogazione scritta. La risposta arriva netta e intima da uno
zio di Dioum, un anziano appena arrivato dalla Spagna: “Stiamo soffrendo
tanto e abbiamo sentito il bisogno di riunirci e pregare, per questo e per il disturbo chiediamo scusa alla comunità e ai cittadini di Velletri
se abbiamo provocato un disagio”. Quando viene a mancare un giovane
italiano fuori dalle Chiese è pieno di gente che si stringe alla famiglia,
a volte attacchiamo striscioni, se si tratta di un incidente riempiamo i
piazzali degli ospedali per portare conforto alla famiglia. Se troviamo
tanta gente fuori dall’ospedale per un incidente grave chiediamo cosa sia
successo e soffriamo anche noi per la perdita di un giovane sconosciuto. In
questo caso nessuno ha chiesto informazioni a tutti quegli uomini e
donne che per una settimana pregavano nei vicoli, li abbiamo additati
come invasori, e abbiamo invocato l’ordinanza antibivacco.
Non abbiamo avuto rispetto per il loro dolore, non ci siamo chiesti il perché di quella massiccia presenza nei nostri vicoli, abbiamo solo avuto paura e diffidenza. E questa comunità gioiosa e solidale ha compreso le nostre paure e ci ha chiesto scusa. Venerdi Dioum è tornato in Senegal e tutte le donne e gli uomini che abbiamo visto intorno alla chiesa di Santa Lucia durante la settimana sono tornati a Roma, a Cisterna, e nel
resto d’Italia e di Europa. Noi resteremo qui ma spero che cercheremo tutti di andare oltre le nostre paure e diffidenze e cominceremo a chiederci il perchè delle cose come diceva Aldo Moro: “La diversità che c’è tra noi non ci impedisce di sentirci partecipi di una grande conquista umana Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino; è invece straordinariamente importante che, ferma la fede di ciascuno nel proprio originale contributo per la salvezza dell’uomo e del mondo,tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo”.


Giulia Ciafrei
Assessore alle Politiche sociali del
Comune di Velletri

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