Elisabetta Trenta: “Lascerò la casa”

L’ex ministro alla Difesa al centro delle polemiche per l’appartamento di via Amba Aradam dopo l’intervista rilasciata al Corriere della Sera. L’abitazione, regolarmente passata per ragioni di servizio al marito, le era stata concessa dopo l’assunzione dell’incarico ministeriale. Anche il leader pentastellato Luigi Di Maio ha consigliato alla Trenta di abbandonare l’abitazione per non creare imbarazzo al Movimento

È finita al centro delle polemiche l’ex ministro Elisabetta Trenta, accusata di aver mantenuto l’appartamento di via Amba Aradam di proprietà demaniale concessole per ragioni lavorative dopo aver ricevuto la nomina di ministro della Difesa durante l’esperienza nel governo gialloverde. L’abitazione, regolarmente passata per ragioni di servizio al marito anch’esso militare, il maggiore Claudio Passarelli, comprende nei suoi 180 metri quadri un doppio salone di rappresentanza, quattro camere, due bagni, cucina con terrazza e posto auto nel garage condominiale, il tutto per 314,95 euro mensili (141,76 il canone e 173, 19 il mobilio). Quest’ultimo, come riportato dal Corriere della Sera, avrebbe richiesto l’alloggio per via dell’incarico attualmente svolto come assistente di Campo del generale Nicolò Falsaperna, un ruolo che consente, come la legge dispone, di accedere per mezzo di una graduatoria ad alloggi di servizio di prima fascia. Il caso è emerso dopo l’intervista della giornalista del Fiorenza Sarzanini, la quale, ha portato alla luce una questione che è finita in un fascicolo della Procura militare di Roma. Il procuratore, il dottor Michele Prestipino, ha avviato le indagini per verificare le modalità di accesso agli immobili demaniali analizzando eventuali irregolarità. Elisabetta Trenta ha chiarito, in merito alla vicenda alla quale è legata, affermando: “Non è una questione di grado, si può essere anche un Sergente: è una questione di incarico. Un ufficiale si sposta di solito ogni tre anni, sposta la famiglia, i figli, e la moglie non può lavorare. Si sta lottando contro i privilegi, e io ho fatto tanto. Ma si sta facendo un caso Elisabetta Trenta che non esiste. Si sta lasciando passare l’idea che l’ex ministro abbia mantenuto la casa di servizio: è falso. Quell’alloggio è stato assegnato temporaneamente a mio marito. Ci dormo perché sono la moglie”.
La decisione di lasciare l’abitazione situata vicino alla centralissima Piazza San Giovanni, nonostante sia stato ottenuto osservando tutte le norme che consentono di accedere ad immobili di tale categoria, è stata forse presa in considerazione anche in seguito al diktat pentastellato, da sempre accentrato nella lotta ai privilegi della cosiddetta “casta”. Probabilmente, dopo che il caso è finito sulla scrivania dal capo politico del movimento 5 stelle, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il quale, in merito alla vicenda ha espresso l’ordine di abbandonare quell’abitazione poiché tale atteggiamento non rientrerebbe nella visione politica etica che i grillini storicamente portano avanti, ed al fine di non alimentare ulteriormente le polemiche, l’ex ministro assieme al marito hanno deciso di cercare una nuova casa dove vivere ed adempiere ai rispettivi impegni lavorativi.
Proprio ai microfoni di radio 24 ha affermato: “Mio marito, pur essendo tutto regolare e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio, il suo è un atto d’amore nei miei confronti (…) Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sono una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto”.


S.L. de Simone

Please follow and like us:
1