VELLETRI. Ricordiamo la figura di don Gaetano Zaralli

Nella seconda ricorrenza del suo addio al suo gregge

Nella seconda ricorrenza del suo addio al suo gregge ed alla vita voglio legare la mia commemorazione di Don Gaetano ad un punto preciso della Scrittura.
Più che punto una vetta estrema, proprio degna dell’impennarsi di quell’aquila simboleggiante il quarto evangelista, Giovanni: le parole di Gesù alla Samaritana, sul bordo del pozzo di Giacobbe.
“Viene il momento che chi vuole adorare Dio non deve preoccuparsi se farlo sul monte Garizim o nel tempio di Gerusalemme; verrà un’ora, anzi è già venuta, degli adoratori in spirito e verità”.
Avverto, in queste parole, il più forte slancio sburocratizzatore della religione che mai sia stato espresso. E mi pare che Gaetano, fra pochi, e fra quei pochi unico nella qualità dell’adesione, abbia plasmato la propria vita su quello slancio del rabbi nazareno.
Avvertiva e soffriva lo scandalo derivante tra la nuova libertà dell’anima annunciata da Lui, e la rete fitta e fissa di obblighi formali, legati anche a templi, dietro la quale, come sacerdote, avrebbe dovuto relegare i fedeli.
E fino all’ultimo respiro ha lottato per farci respirare quella nuova libertà.
Penso che se oggi tante persone che l’hanno incontrato sentono- anche se dopo la sua rimozione da san Michele Arcangelo non sono entrati in altre chiese – scorrere nella loro anima quella “sorgente per l’eternità” che Gesù, proprio quella volta,aveva promessa alla Samaritana, lo devono all’incontro con Gaetano, celebrato in quello spirito di comprensione della verità della loro anima che era la caratteristica della sua anima.


Pier Luigi Starace

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