VELLETRI. Il 27 gennaio diventa “la Giornata della Memoria”

il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrano ad auschiwitz

Durante il lungo percorso di avvicinamento tra Benito Mussolini e Adolf Hitler, una delle tappe più importanti che strinse i lacci tra i due, fino ad arrivare al Patto d’Acciaio, fu la promulgazione nel 1938, in Italia, delle leggi razziali.
Le stesse leggi erano state promulgate nella Germania nazista nel 1935, ma già dal 1933 erano state emanate delle leggi miranti alla protezione dei caratteri ereditari della razza ariana. Erano stati vietati, quindi, i matrimoni misti tra tedeschi ed ebrei o tra persone considerate normali e individui con cosiddette “debolezze mentali”. In più venivano incentivati economicamente non solo le unioni tra tedeschi, ma anche le famiglie ariane numerose. Fu permesso il divorzio da un partner sterile e venne messo in atto l’Aktion T4, il Programma nazista di eutanasia che prevedeva la soppressione delle persone portatrici di handicap mentali o malattie genetiche. Tutto questo preludeva alla futura selezione durante le deportazioni che vide coinvolti non solo gli ebrei, ma anche gli apolidi, gli omosessuali, i disabili, gli asociali, i Testimoni di Geova, delinquenti comuni, oppositori politici, persone dalla pelle scura e zingari. Gli italiani, in generale, non approvarono queste leggi, ma non fecero niente per opporsi alla decisione del Duce. Il 27 gennaio è stato designato per le commemorazioni della Giornata della Memoria poiché nello stesso giorno nel 1945, le truppe russe arrivarono ad Auschwitz, in Polonia, e scoprirono ciò che i nazisti nascondevano negli enormi blocchi: vite umane ammassate su letti, se così possiamo chiamarli, fatti di semplici tavole, bambini denutriti, sporchi, persone sfinite e fortemente debilitate. Solo successivamente si scoprirono anche le camere a gas, i forni crematori, i resti di vite umane. Nei laboratori dei campi di sterminio vennero trovate le tracce degli esperimenti che si effettuavano sui deportati. Esperimenti che, in molti casi, costavano la vita della persona che vi era sottoposta.
Alcuni sopravvissuti ai campi hanno raccontato, durante interviste o nei loro libri, che durante la notte il complesso di Auschwitz – Birkenau, spesso, era sorvolato dagli aerei alleati. Nel buio, ammassati nei blocchi, i detenuti speravano solo che gli americani bombardassero il campo. La situazione era talmente insostenibile che le persone avrebbero preferito morire sotto le bombe alleate che continuare a vivere quell’orrore. Alcuni si sono dichiarati arrabbiati perché gli alleati non potevano non sapere, eppure attesero.

La commemorazione del 27 gennaio, nel comune di Velletri, si apre alle 9.45 circa, presso il parco di Via Metabo. Dopo un’introduzione per contestualizzare la commemorazione, il Sindaco Orlando Pocci prende la parola e cita alcuni versi di Primo Levi, poi aggiunge: << ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio disseminati per l’Europa non c’era spazio per l’umanità nel suo senso profondo, lì è stata sostituita dalla triste e folle paranoia di massa. Il nazismo fu proprio il frutto avvelenato delle paranoie delle masse tedesche di allora che videro in Hitler il salvatore della loro Patria e gli ebrei il male assoluto>>. Ciò che Pocci intende sottolineare è che nonostante i testimoni diretti stiano via via venendo a mancare per questioni anagrafiche, il passaggio del testimone alle generazioni successive non deve essere superficiale e non ci si deve limitare a un esercizio passivo della memoria, affinché il ricordo resti sempre vivo nelle menti di tutti, in modo che ciò che è successo non si ripeta in futuro. Pocci prosegue: <>.
Il sindaco cita l’episodio di pochi giorni fa a Mondovì, dove sulla porta di casa del figlio di Lidia Rolfi, una sopravvissuta alla follia nazista, venne scritto “Juden hier” ovvero “qui vive un ebreo”, proprio come avveniva durante la Seconda Guerra Mondiale. aNei primi anni 2000, invece, la storia Polacca venne rivista da Jan Gross che, nel suo libro “Neighbors”, affermò che gli stessi polacchi collaborarono con i tedeschi nella deportazione degli ebrei. La comunità giudaica si insediò nel Paese nel XII secolo e si allargò mano mano. Si creò l’immagine di una Polonia accogliente e multietnica. In realtà, anche se molti cittadini aiutarono gli ebrei, anche lì vennero a crearsi delle coalizioni d’ispirazione nazista. Dal 2012, il governo polacco sta emanando delle leggi che prevedono delle sanzioni -multe o reclusione – per chi attribuisca, pubblicamente, allo stato polacco la responsabilità o la corresponsabilità dei crimini compiuti dai nazisti. La legge permette, inoltre, di portare di fronte al tribunale chiunque usi il termine “campi polacchi della morte”. Il provvedimento, ha suscitato l’ira d’Israele. Il messaggio che il sindaco vuole lanciare è che bisogna fare in modo che il passato non si ripeti e che questi episodi cessino del tutto. Per questo è importante che gli studenti veliterni vengano accompagnati alle Fosse Ardeatine e che mantengano vivo il ricordo della strage di Pratolungo avvenuto il 19 febbraio 1944, in cui morirono dodici cittadini dopo che un contadino, per difendere la moglie da un tentato stupro, uccise un soldato tedesco.
Pocci termina: <>. A questo punto la parola passa al Sindacato Pensionati CGIL che sottolinea l’importanza del Diritto al Nome e dell’Identità. Diritto che venne largamente violato dai nazisti che ritirarono tutto ciò che era in possesso dei deportati – vestiti, scarpe, spille, borse, gioielli, foto – per cancellare la loro memoria e ridurli a semplici codici numerici. Proprio per questo il sindacato ha letto i nomi riportati sulla stele, già istallata nel 2007, nel suddetto giardino. I Pensionati CGIL sottolineano il dovere etico della lotta all’antisemitismo e lasciano la parola ai bambini della Scuola Zarfati di Velletri. Le bambine portano tra i capelli una rosa, in ricordo di Rosita Zarfati. Rosita era una bambina di otto anni quando fu presa e deportata con tutta la sua famiglia. Proseguono le letture dei versi di Primo Levi e de “Il Diario di Anna Frank” da parte dell’Istituto Cesare Battisti e Andrea Velletrano. La commemorazione prosegue presso l’aula magna dell’Istituto Cesare Battisti.
Nel Giardino della Memoria sono presenti le opere realizzate dai ragazzi dell’artistico, mentre all’interno del complesso i ragazzi della classe IA hanno esposto i loro disegni. Durante la discussione, la professoressa Goméz presenta il libro “Primo Levi: il dialogo è interminabile” e sottolinea la disumanizzazione dell’individuo descritta da Levi e l’importanza del dialogo, del rispetto e della dignità dell’altro. Interviene, poi, il professor Luca Terriaca che contestualizza ciò che è successo durante gli anni delle deportazioni e ci mette in guardia. È importante commemorare perché “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo”.
Ma gli interventi sono numerosi e si protraggono per tutta la mattina fino alle 13.00.
Giorgia Gentili

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