Il ruolo delle “Madri Costituenti” per la conquista dei diritti delle donne

Settantesimo anniversario dal primo voto in rosa

GLI ALBORI DEI
MOVIMENTI PER I DIRITTI
DELLE DONNE

L’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi mentre accompagna consorte e figlia al voto

È la fine del Settecento quando Olympe de Gouges venne ghigliottinata per aver firmato la “Dichiarazione dei diritti delle donne e delle cittadine”. La strada verso il voto e l’emancipazione femminile era appena iniziata e le donne avevano già incontrato le prime resistenze.
A metà Ottocento, quindi, in tutta Europa iniziarono a nascere le prime associazioni favorevoli al voto delle donne. L’Inghilterra ebbe un ruolo fondamentale, radicalizzando la lotta tramite la creazione della National Union of Women’s Suffrage Societies, nel 1897. Proprio queste donne, per prime, si videro affidare il dispregiativo “Suffragette”. In Gran Bretagna, le donne votarono per la prima volta nel 1928.
Nel frattempo, in Italia, nel 1922, il deputato socialista Emanuele Modigliani presentò una proposta di legge per il diritto di voto femminile che non fu discussa a causa della Marcia su Roma. Mussolini nel 1924 introdusse le donne al voto, nelle elezioni amministrative, ma la mossa fu meramente propagandistica: con le “leggi fascistissime” le elezioni per le nomine comunali furono proibite.

Tuttavia le donne, forti dall’esperienza della Prima Guerra Mondiale in cui raggiunsero delle posizioni sempre più centrali nella vita famigliare, lavorativa e sociale, non vollero fermarsi. Stavano crescendo sia l’autoconsapevolezza, sia la voglia di rivendicare i propri diritti.
I motivi per cui le donne dovevano essere escluse dalla vita politica e dal diritto di voto erano l’emotività e la debolezza per cui si temeva rischiassero di essere influenzate dalla Chiesa.

IL PUNTO DI SVOLTA
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, costituito il Governo di Liberazione Nazionale, le donne si riattivarono dopo un periodo di apparente stand-by. Vollero, quindi, entrare nel corpo elettorale: la richiesta della Commissione per il voto alle donne dell’Unione Donne Italiane risale al 1944.
Tramite un decreto legislativo luogotenenziale entrato in vigore il 2 febbraio 1945 e varato dal governo Bonomi, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, il 10 marzo 1946 le donne poterono finalmente esercitare il diritto di voto per le elezioni amministrative di oltre quattrocento comuni. Questo implicò la compilazione di liste elettorali femminili distinte da quelle maschili ed escluse dal voto le prostitute schedate che esercitavano il “meretricio fuori dei locali autorizzati”. Duemila donne vennero candidate nei consigli comunali, la maggior parte nelle liste di sinistra. Nello stesso giorno delle amministrative, un nuovo decreto sancì l’eleggibilità delle donne.
L’articolo 7 del testo decreta che “sono eleggibili all’assemblea costituente i cittadini e le cittadine italiane che, al giorno delle elezioni, abbiano compiuto il 25° anno di età”.
Ma una delle date che passò alla storia è quella del 2 giugno 1946, quando uomini e donne furono chiamati a votare per l’elezione dell’Assemblea Costituente e per il referendum istituzionale, scegliendo tra monarchia e repubblica. La partecipazione femminile superò l’89%. La mattina del 2 giugno, sul Corriere della Sera uscì un articolo che invitava le donne a non presentarsi ai seggi con il rossetto. La scheda andava incollata e il cosmetico avrebbe potuto lasciare delle tracce sulla stessa. Il segno distintivo, quindi, avrebbe potuto rendere il voto nullo.

IL RAGGIUNGIMENTO
DELLA MODERNITA’

Le donne elette per la Costituente furono ventuno su duecentoventisei candidate. Queste donne passarono alla storia come “madri costituenti” e riuscirono a fare gioco di squadra per trattare e regolamentare temi scottanti come l’uguaglianza, la famiglia, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la parità salariale e l’accesso femminile alle professioni.
Personalità come Tina Anselmi e Lina Merlin posero le basi per la modernità e per le leggi che seguirono: nel 1950 la legge sul congedo di maternità, nel 1960 l’accesso a tutte le professioni e nel 1963 alla magistratura. Inoltre, il voto delle donne fu decisivo nel 1974 nel referendum sul divorzio e in quello del 1981 per cancellare la legge sull’aborto del ‘78.

LE 21 MADRI COSTITUENTI
ADELE BEI casalinga,
BIANCA BIANCHI insegnante,
LAURA BIANCHINI insegnate, giornalista pubblicista
ELISABETTA CONCI insegnante,
MARIA DE UNTERRICHTER JERVOLINO insegnante,
FILOMENA DELLI CASTELLI insegnante,
MARIA FEDERICI AGAMBEN insegnante,
NADIA GALLICO SPANO giornalista,
ANGELA GOTELLI insegnante,
ANGELA GUIDI CINGOLANI imp. statale, Ispettrice del Lavoro,
NILDE IOTTI insegnante,
TERESA MATTEI insegnante,
ANGELINA MERLIN insegnante,
ANGIOLA MINELLA MOLINARI insegnante,
RITA MONTAGNANA giornalista pubblicista,
MARIA NICOTRA VERZOTTO crocerossina, dirigente ACLI,
TERESA NOCE sindacalista, giornalista pubblicista,
OTTAVIA PENNA BUSCEMI sindacalista, giorna. pubblicista,
ELETTRA POLLASTRINI funzionaria di partito,
MARIA MADDALENA ROSSI chimica, giornalista pubblicista,
VITTORIA TITOMANLIO insegnante


Giorgia Gentili

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