Anche le nostre edicole sono in crisi economica

Con l’ultimo decreto emanato dal governo Conte, dopo i precedenti dove s’imponeva da subito la chiusura di determinate attività commerciali, con questo del 21 u.s. è stato disposto anche la fermata di specifiche attività industriali. Detto questo, c’è una categoria, quella degli edicolanti, che a seguito dell’insorgere della pandemia da coronavirus, sempre per decreto sono stati autorizzati a stare aperti. Una condizione di lavoro la loro non proprio idilliaca, visti i modestissimi incassi che giornalmente registrano. Eppure le ore di presenza nel proprio chiosco o nel negozio sono molte e che per chi non lo sapesse iniziano a lavorare di primo mattino, quando ancora le luci notturne della città non si spengono. Fanno dei sacrifici che pochi conoscono, eppure c’è qualcuno che critica il governo per il fatto di aver consentito l’apertura delle edicole mentre altri negozi devono stare chiusi. Secondo noi stare aperti non è stato dato agli edicolanti un “privilegio”, ma come ha sottolineato il noto giornalista Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, le edicole “rappresentano un presidio di informazione e di socialità”. Giusto quindi il dispositivo di lasciarle aperte. Anche perché, rifacendoci ad un noto giornalista francese, il quale sui sistemi tecnologici dell’informazione andava ripetendo che “se la radio t’informa subito di una determinata notizia, poi la televisione ti dà di lei le immagini, il quotidiano cartaceo invece te la spiega nei suoi particolari”. Ecco l’importanza del giornale. Ritornando a palla, abbiamo sentito i pareri di alcuni edicolanti sulla loro situazione attuale. Emanuele Pignataro che ha l’edicola al nodo di scambio, ha sottolineato che “In questo momento da coronavirus non si vende niente, né quotidiani e neppure i periodici. Si può dire che la mia attività e collegata al movimento dei treni e dei autobus. Ridotte le loro corse l’edicola né risente”. Alessandro Martorelli, edicolante di viale Oberdan: “Sono fermo anche io con le vendite. Avendo l’attività vicino alla scuola, ora chiusa, ho un invenduto che supera il 30%. E’ dura. Se chiudiamo di nostra spontanea volontà, poi dobbiamo fare i conti con la società di distribuzione che ci rifornisce i prodotti che sono sugli scaffali”. Fabio Fazi che ha il chiosco su viale dei Volsci, (distributore Q8) è fortemente arrabbiato: “Se il governo Conte ci faceva stare chiusi era meglio. Ora dicono che le edicole sono diventate indispensabili, necessario che stiano aperte. Noi stiamo qui dalle 5,30 del mattino a fare che cosa? Per vendere solo tre copie di giornali e alcuni passatempi di enigmistica. Riscontro una perdita di guadagno che sfiora il 40%”.


Spartaco Lamberti

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