Giochi olimpici “retroattivi”

di Pia Grugnatelli

La settimana internazionale degli sport invernali organizzata dal comitato olimpico internazionale a Chamonix, ai piedi del monte Bianco, tra il 25 gennaio e il 5 febbraio 1924, sarebbe stata ricordata per molti motivi.

Per cominciare, venne riqualificata come competizione olimpica soltanto a posteriori, più di un anno dopo. Fino a quel momento i Paesi scandinavi, Norvegia in testa, si erano opposti alla creazione di una gara olimpica dedicata agli sport invernali, che avrebbe fatto concorrenza ai giochi nordici, organizzati in Svezia. Alcune discipline invernali, come il pattinaggio di figura, erano state inserite nel programma delle Olimpiadi estive, ma fino a quel momento non si era mai riusciti a istituire uno spazio dedicato unicamente alle gare sulla neve. Fu proprio il successo dei giochi di Chamonix a far sì che il 27 maggio 1925 il comitato olimpico decidesse non solo d’istituire i giochi olimpici invernali, che si sarebbero svolti ogni quattro anni, come i corrispettivi estivi, ma anche di dichiarare retroattivamente che la settimana internazionale degli sport invernali era stata la prima di questa categoria.

Non si può dire che la Norvegia ci rimise poi tanto: nel 1924 fu la prima nel medagliere olimpico, con diciassette medaglie su quarantanove, di cui ben undici delle dodici riservate allo sci (che all’epoca includeva soltanto sci di fondo e salto con gli sci). Il campione assoluto dei giochi fu il norvegese Thorleif Haug, che vinse l’oro in tutte e tre le gare di sci in programma (quella dei diciotto chilometri, quella dei cinquanta e la combinata nordica) e il bronzo nella prova di salto. Quest’ultima vittoria, in effetti, è uno dei motivi più particolari per cui si ricorda l’evento di Chamonix. 

La spettacolarità della gara di salto fece sì che nel 1924 le venisse riservato l’ultimo giorno dei giochi, il 4 febbraio. Ai tempi le distanze non erano particolarmente impressionanti (il record del mondo, raggiunto in una prova dimostrativa tenutasi dopo la gara ufficiale, su un trampolino allungato, era di 58,50 m, contro i 253,50 di oggi), ma grandissima rilevanza veniva data allo stile. Fu così che il salto più lungo, quello dello statunitense Anders Haugen, che misurò 50 metri, non soltanto fu superato per stile dai norvegesi Jacob Thams e Narve Bonna, che vinsero primo e secondo posto, ma addirittura finì fuori da podio: il bronzo andò appunto al pluripremiato Thorleif Haug. Fu soltanto nel 1974 che, su sollecitazione dello storico dello sport Jacob Vaage, che aveva riscontrato un errore nei punteggi, emerse la verità. Il voto del norvegese Haug era stato registrato erroneamente a 18,000, mentre era in realtà di 17,821: dunque poco sotto quello dell’americano, che aveva ottenuto 17,916. 

Fu così che le Olimpiadi “retroattive” divennero anche la gara con la premiazione più tardiva di tutte (almeno a oggi): all’età di ottantasei anni, Anders Haugen ricevette finalmente il suo bronzo, diventando così il primo statunitense ad aver vinto una medaglia nel salto con gli sci – cinquant’anni dopo aver svolto la prova!

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